È stato pubblicato il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese.
Nel capitolo 3 “Capitale umano e sociale: risorse strategiche per il futuro”, l’ISTAT ha fotografato un’università che, nonostante il calo demografico della popolazione giovanile, ha visto crescere gli iscritti: da circa 1,7 milioni nell’anno accademico 2014/2015 a oltre 2 milioni nel 2023/2024. Questo aumento si deve alle università telematiche che intercettano un pubblico più adulto (età media intorno ai 32 anni) e spesso già occupato, offrendo flessibilità ma con un profilo diverso rispetto agli atenei tradizionali.
Uno dei temi centrali è la mobilità degli studenti, che resta fortemente asimmetrica. Quasi 400 mila giovani (il 23% circa del totale, escludendo i telematici) studiano fuori regione. La direttrice principale è dal Mezzogiorno verso Centro e Nord: oltre 152 mila studenti meridionali si spostano (quasi il 24% di quelli originari del Sud), mentre il flusso inverso è minimo.
Sul fronte dei risultati, l’Italia ha aumentato la quota di giovani con titolo terziario, ma resta indietro rispetto all’Europa: nel 2024 solo il 31,6% dei 25-34enni è laureato, contro il 44,1% della media UE.
In sintesi, il capitolo dipinge un’università dinamica e sempre più aperta (anche agli studenti stranieri), ma che rischia di amplificare i divari territoriali anziché ridurli. Il sistema forma capitale umano prezioso, eppure la fuga dei talenti dal Sud verso i poli attrattivi del Centro-Nord continua a drenare risorse alle aree più deboli, in un contesto di spesa pubblica per l’istruzione ancora sotto la media europea rispetto al Pil.

